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Legittimazione all’opposizione al matrimonio
20/06/2016 12:18:28

Tribunale di Torino, 17 ottobre 2014 – Pres. - Tamagnone – La Manna (estensore) – G. F., I.M, c. A.F., R.F., T.F.

Matrimonio – opposizione - legittimazione – condizioni.

(Cod. civ. art. 102 c.c.)

Le legittimazione all’opposizione al matrimonio compete soltanto ai genitori, agli ascendenti ed ai collaterali entro il terzo grado; qualora sia in corso un procedimento di interdizione è il Pubblico Ministero che può richiedere la sospensione della celebrazione del matrimonio fino al passaggio in giudicato della sentenza che ha pronunziato sull’istanza (1).

(1) L’opposizione al matrimonio è senz’altro un istituto dal sapore un po’ antico, per così dire, e comunque di modesta ricorrenza nella pratica come dimostra la quasi assenza dai repertori di giurisprudenza di pronunce in argomento (in questi termini anche Sesta, Manuale di diritto di famiglia, 3° ediz., Padova, 2009, 31 e segg.)

Nel caso deciso dal tribunale di Torino, l’opposizione era stata proposta dai figli di una persona anziana sulla base della dedotta incapacità naturale, dovuta a patologie peraltro tipiche della terza età, tant’è che era pendente anche un procedimento per la nomina dell'amministratore di sostegno.

Il Pubblico Ministero eccepiva la carenza di legittimazione dei ricorrenti, ma successivamente interveniva in giudizio una cugina dei ricorrenti, cioè una parente collaterale.

Il collegio correttamente decide di pronunziare inaudita altera parte perché, in effetti, una volta compiuto il termine previsto per le pubblicazioni il matrimonio avrebbe potuto essere celebrato con conseguente vanificazione del ricorso (ex art. 60 D.p.r. 3/11/2000 n. 396).

I giudici torinesi rilevano subito sia la mancanza di legittimazione dei ricorrenti (l’art. 102 c.c. è chiarissimo sul punto: l’opposizione può essere proposta dai genitori, dagli ascendenti e dai collaterali… quindi non dai figli né da altri discendenti) ma anche che l’intervento di una parente collaterale (più precisamente figlia del fratello del convenuto) consentiva di ritenere superata l’eccezione sollevata dalla Procura.

E tuttavia nel merito la domanda risulta infondata perché non si basa su nessuna delle cause che impediscono il matrimonio e che sono contemplate negli artt. 84 e segg. c.c.: tra queste non v’è l’incapacità naturale (in termini,  Trib. Torre Annunziata, 25 febbraio 2003, in Dir. Merito, 2004, 542; in dottrina v. F. Finocchiaro, Del Matrimonio, in  Comm. del Cod. Civ. a cura Scialoja e Branca, Bologan-Roma, tomo II, 1993, sub art. 103 c.c. ); ed infatti, con specifico riguardo all’incapacità, il divieto di contrarre matrimonio riguarda ex art. 85 c.c. chi sia stato interdetto per infermità di mente ma non il soggetto nei cui confronti sia stata avviata una procedura di amministrazione di sostegno: tale soggetto, infatti, non ha alcun impedimento al compimento di atti personalissimi quali il matrimonio.

Infine il collegio osserva che in pendenza di un procedimento di interdizione  (circostanza, quest’ultima, venutasi e creare e documentata) è solo al pubblico ministero che spetta la legittimazione a chiedere la sospensione del matrimonio, non ai parenti. E ben lo si comprende: il pubblico ministero ha ex lege il compito di protezione degli incapaci (art. 73 R.D. 30 gennaio 1941, n. 12, Ordinamento giudiziario) mentre i parenti no… anche perché possono essere mossi da altre motivazioni che in età senile degli interessati spesso sono rappresentati dalla (egoistica) protezione del loro patrimonio ai fini di una più ‘abbondante’ successione.

 

Nel senso che non sia accoglibile l’opposizione al matrimonio per il caso di incapacità naturale, laddove non penda un procedimento di interdizione ai sensi dell’art. 102 c.c., v. Trib. Varese 9 luglio 2012, in Dir. Famiglia, 2013, 1, 161.

Il pubblico ministero è poi l’unico soggetto legittimato, e nel caso di specie non l’ha fatto, a proporre la richiesta di sospensione della celebrazione del matrimonio laddove un’istanza di interdizione sia stata solamente promossa, secondo quanto prevede l’art. 85, 2° comma, c.c. Nel senso che il PM possa direttamente ordinare la sospensione all’ufficiale di Stato Civile v. Trib. Milano 12 marzo 1956 e Trib. Palermo, 28 ottobre 1977; al contrario ha ritenuto che tale organo debba chiedere la sospensione al tribunale: Trib. Foggia 13 agosto 2013; Trib. Trapani 6 maggio 2010 (la quale precisa che il tribunale si dovrebbe limitare alla ‘mera verifica delle condizioni di legge’ ovverosia senza che gli sia consentito un sindacato circa la fondatezza dell’istanza di interdizione promossa); Corte d’Appello di Milano 12 giugno 1953; Trib. Siracusa 15 ottobre 1940.

Ed anche in caso di pendenza di procedimento di interdizione i soggetti di cui all’art. 102 c.c. altro non possono fare che sollecitare il potere di iniziativa non avendo loro autonoma legittimazione: Trib. Trapani, 6 maggio 210.

In dottrina v. Ferrando, Matrimonio civile, in Dig. Disc. Priv., sez. civ., Torino, 1994, 255, il la quale ricorda che allo scopo di evitare  opposizioni destituite di fondamento l’opponente che non sia un ascendente né il PM potrà essere condannato al risarcimento dei danni derivanti dall’ingiusta sospensione  della celebrazione del matrimonio.

E' discusso se al beneficiario di amministrazione di sostegno si possa estendere la incapacità di contrarre matrimonio; in senso affermativo cfr., ad esempio, Trib. Trieste, decr. 28 settembre 2007, in Giur. It., 2007, 2738; in senso negativo, cfr., ad esempio, Trib. Varese 6 ottobre 2009, in http://www.altalex.com/index.php?idnot=47673.

 




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