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Responsabilità del commercialista per mancata impugnazione di un avviso di accertamento.
01/02/2016 09:37:27

Responsabilità del commercialista per mancata impugnazione di un avviso di accertamento.

 

Con una sentenza di un tribunale italiano sito in un capoluogo di regione è stata parzialmente accolta la domanda di un cliente dello studio, un avvocato, al quale era occorsa la seguente spiacevole vicenda.

A seguito di un avviso di accertamento dell’Agenzia della Entrate, per una importante somma di denaro asseritamente dovuta al Fisco, fallito il tentativo di risolvere bonariamente il contenzioso attraverso il meccanismo dell’accertamento con adesione, il collega dava mandato ad un commercialista di proporre ricorso alla Commissione Tributaria avverso a tale avviso di accertamento.

Per un banale errore di annotazione del termine di scadenza, il commercialista propose ricorso con quasi due mesi di ritardo rispetto al termine legale e la domanda venne conseguentemente rigettata.

A fronte della domanda di condanna al risarcimento dei danni derivanti da tale errore professionale sia il commercialista sia la sua assicurazione (chiamata in causa)  nel costituirsi in giudizio eccepivano non il fatto in sé (l’errore professionale) bensì, da un lato una sorta di concorso, essendo il collega per l’appunto un avvocato che poteva rendersi conto dell’errore, e poi l’assenza di reale danno per non essere possibile provare che il ricorso sarebbe stato accolto e in quale misura.

Il giudice dopo aver fatto cenno all’ormai superata (ma di immediata percezione e non priva di utilità pratica) distinzione tra obbligazione di mezzi, quella per l’appunto del professionista, e obbligazioni di risultato, dichiara certo l’an e cioé che la mancata presentazione del ricorso ha fatto perdere al collega la chance di vittoria del ricorso avverso l’avviso di accertamento, quindi richiama la consolidata giurisprudenza della cassazione sul fatto che la perdita di una chance favorevole non costituisce un danno di per sé ma soltanto se la chance aveva la certezza o l’elevata probabilità di avveramento, da desumersi sulla base di dati certi ed obiettivi (Cass. 21255/13 e 22372/12, 11353/10; 4052/10) e non di mera potenzialità.

 

Curiosamente (ed erroneamente) il giudice ha qualificato non come perdita di chance (perdita di possibilità giuridicamente tutelabile)  ma come perdita di una possibilità meramente potenziale e quindi non meritevole di una tutela risarcitoria un difetto formale dell’avviso di accertamento che era stato eccepito dal collega ricorrente ma che non era stato preso in considerazione dalla Commissione Tributaria (a seguito della tardività della presentazione del ricorso). Benvero, l’avviso di accertamento è nullo ex art. 42 D.P.R. 29/09/73 n. 600 se non reca la sottoscrizione del capo dell’ufficio o di altro impiegato della carriera direttiva da lui delegato. In caso di contestazione, incombe all’Amministrazione l’onere di dimostrare il corretto esercizio del potere sostitutivo da parte del sottoscrittore e la presenza della delega del titolare dell’ufficio. Orbene reputa il giudice che solo con la costituzione dell’Amministrazione convenuta si sarebbe potuta avere la certezza dell’assenza della delega; in mancanza di altri dati occorre partire “dal principio di un corretto agire della Pubblica Amministrazione” e quindi ha ritenuto più probabile che la delega esistesse e la doglianza non fosse meritevole di alcuna considerazione.

Tale ragionamento è ingenuo ed errato in primo luogo perché smentito dalla realtà!

Le cronache giudiziarie, infatti, hanno dimostrato come spesso i funzionari de quibus (i firmatari) non avessero la delega necessaria oppure che non appartenessero alla carriera direttiva. Ad esempio, con una recente sentenza la Commissione Provinciale Tributaria di Milano (n. 3222/25/15) “si è occupata di un ricorso proposto da un contribuente avverso un avviso di accertamento che era stato sottoscritto dal Capo Area, su delega del Direttore Provinciale. Il ricorrente aveva eccepito in seno al proprio ricorso che tale sottoscrizione fosse illegittima, con conseguente nullità dell'avviso di accertamento, in quanto tale delega non era stata allegata all'avviso di accertamento e, in ogni caso, il soggetto delegato non possedeva il requisito di appartenenza alla carriera direttiva che gli avrebbe consentito di essere legittimamente destinatario della delega conferita dal Direttore. A fronte di tale eccezione, per quanto è possibile ricostruire dalla sentenza, l'Agenzia delle Entrate ha prodotto in giudizio il provvedimento di delega firmato dal Direttore Provinciale ma non ha dimostrato l'appartenenza del funzionario sottoscrittore dell'avviso di accertamento alla carriera direttiva. Per tale motivo i Giudici della C.T.P. hanno ritenuto nullo l'avviso di accertamento.

Orbene tale fattispecie è, per quanto di nostro interesse, del tutto identica a quella del ricorrente ma quei profili di nullità non sono stati valutati in quanto la tardività del ricorso lo ha precluso: non si può dunque liquidare tale circostanza come “perdita di una possibilità meramente potenziale”.

 

Entrando poi nel merito, il giudice esamina le conclusioni della CTU cui aveva sostanzialmente delegato la decisione (con un quesito finalizzato ad individuare se la tardiva proposizione del ricorso avesse creato un danno e di quale entità all’attore). La consulenza aveva accertato che il ricorso sarebbe stato parzialmente accolto e quindi il tribunale ha condannato il professionista  a risarcire il danno in tal modo individuato al ricorrente e l’assicurazione a manlevare il professionista.

 

Torino, 30 settembre 2015

 

Avv. Effiong L. Ntuk

 

 

 

 




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